L'itinerario quaresimale guidato dai frati della comunità della Porziuncola ha preso avvio questa sera, 12 marzo, con la prima meditazione di fr. Andrea Dovio, dopo i vespri delle 19.
Come ogni anno infatti i frati invitano i fedeli a vivere in pienezza il tempo di Quaresima, tempo favorevole di rinnovamento personale e comunitario che conduce alla Pasqua di Gesù Cristo morto e risorto» attraverso questi momenti di preghiera e riflessione sulla Parola di Dio
La predicazione di fr. Andrea si è incentrata sulle parole del Vangelo di Luca "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34)
(qui sotto il video della meditazione di fr. Andrea Dovio)
Nel silenzio carico di dolore del Golgota, mentre il Figlio di Dio è inchiodato alla croce, si compie l’inimmaginabile: la Parola eterna si fa carne sofferente, e dalla croce risuona una preghiera che scuote i secoli: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Queste parole, pronunciate da Gesù mentre i suoi aguzzini lo torturavano, rappresentano il vertice della rivelazione divina, il momento in cui la misericordia di Dio si manifesta in tutta la sua sconvolgente grandezza.
Come ricorda fr. Andrea Dovio, «l’Antico Testamento ci aveva già svelato un Dio “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà” (Es 34,6). Ma nessuno avrebbe potuto immaginare che questa misericordia avrebbe assunto un volto umano, che si sarebbe fatta carne per amare con un cuore d’uomo e perdonare con una voce d’uomo». Il Salmista aveva contemplato la grandezza di un amore che «allontana da noi le nostre colpe come dista l’oriente dall’occidente» (Sal 102), ma solo nel Calvario questa promessa si è fatta storia, carne e sangue.
«Chiediamo la grazia dello stupore», esorta fr. Dovio, «perché dinanzi a questo perdono non possiamo che rimanere attoniti. La storia ci ha consegnato esempi di eroismo, da Sansone ai Maccabei, da Socrate agli stoici, ma mai avevamo visto un uomo che, mentre muore, perdona i suoi carnefici». È lo stesso stupore che pervase l’apostolo Paolo, il quale riconobbe che «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8).
Ma il perdono di Cristo non è solo un evento da contemplare; è una chiamata a vivere. «Chiediamo la grazia di una sconfinata fiducia nella sua misericordia», prosegue il predicatore, «soprattutto quando il Nemico ci opprime, rinfacciandoci i nostri peccati e cercando di farci dimenticare che il Padre è colui che giustifica, e che Cristo, risorto, intercede per noi». Ricordare queste parole è un antidoto contro il veleno della disperazione, un balsamo che scioglie la durezza del cuore e ci restituisce la nostra vera identità di figli amati.
Infine, il Calvario ci insegna il cammino del perdono. «Non è un atto eroico e isolato», spiega fr. Dovio, «ma un percorso da intraprendere, una grazia da invocare ogni giorno. Come Stefano, che morendo gridò: “Signore, non imputare loro questo peccato” (At 7,60), siamo chiamati a fare nostri i sentimenti di Cristo». E come il beato Christian de Chergé, martire in Algeria, che nel suo testamento scrisse al suo futuro assassino: «Anche per te voglio questo “grazie”, e questo “a-Dio” nel cui volto ti contemplo», dobbiamo imparare a guardare ogni uomo con occhi di misericordia.
Il perdono, dunque, non è solo un dono; è una missione. È la via che ci riconduce alla nostra vera identità, figli di un Padre che ci ama oltre ogni misura, e fratelli di un Redentore che, dalla croce, ci ha insegnato a perdonare.
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